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Confesercenti

Piano dell'aria integrato: continuiamo a farci del male

Piano dell'aria integrato: continuiamo a farci del male Dal 1° ottobre sono entrate in vigore le nuove limitazioni al traffico veicolare in Emilia Romagna, quindi anche nel Comune di Forlì, unico Comune interessato, per dimensione di residenti, nel territorio forlivese.
Lo sconforto, oltre alla contrarietà più volte manifestate dalla nostra Associazione, unitamente a Confcommercio, deriva dal fatto che queste disposizioni, oltre a pesare negativamente sull’economia delle attività commerciali presenti nel centro storico, sono del tutto inefficaci nel contrasto all’inquinamento atmosferico.
Questo ennesimo provvedimento, denuncia una sorta di resa della Regione di fronte alle vere fonti inquinanti. C’è l’evidenza di un’Amministrazione regionale capace di produrre interventi solo d’immagine, forse utili ad evitare sanzioni dall’Europa, ma neanche lontanamente vicine a colpire i veri bersagli di un così grave problema di salute pubblica.
Le principali misure previste, in ambito urbano, a cui dovranno attenersi le Amministrazioni locali interessate, sono le limitazioni alla circolazione nel centro abitato, l’indicazione all’estensione delle ZTL e delle aree pedonali, la gestione della sosta e del traffico in modalità onerosa e deterrente, l’aumento di aree verdi e di piste ciclabili, quindi la previsione di misure emergenziali.
Entro il 2020 i Comuni dovranno adottare politiche di disincentivo all’uso dei veicoli privati per gli spostamenti, per raggiungere una riduzione del 20% del traffico veicolare privato nel centro abitato.
Sempre entro il 2020, il Piano regionale, prevede che l’intero centro storico diventi ZTL e di avere un’estensione delle aree pedonali pari al 20% dei centri storici.
Le misure emergenziali, riguardanti non più il solo centro storico, ma il centro abitato, prevedono limitazioni progressive all’uso di veicoli diesel privati, che nel 2020, metteranno fuori gioco i diesel Euro 5.
La cosa sconvolgente è che, a fronte di questo accanimento, praticamente nulla si produce in merito al trasporto merci in ambito autostradale, responsabile del 36% delle emissioni di PM10 e del 40% delle emissioni di NOx, perché, dichiarano, la Regione sulle autostrade non ha competenza diretta.
Così come annichilisce, l’assenza di un’analisi dettagliata, come invece si fa per il settore agricolo, del contributo emissivo degli inceneritori e delle discariche, che sono citate solo nel “rapporto ambientale” come fonte significativa di inquinamento atmosferico” senza però, dettagliarne la portata.
Si tratta di un’omissione grave e pretestuosa, già segnalata dal tavolo regionale dell’imprenditoria, a cui partecipano tutte le maggiori Associazioni di categoria, fin dall’ottobre del 2014, nelle puntuali osservazioni presentate al Piano Aria Integrato Regionale.
Poiché nei Comuni di Forlì e di Cesena il contributo alle emissioni di PM10 è per il 50% dovuto al riscaldamento domestico e per valori non trascurabili, agli allevamenti avicoli, tenuto conto che è a tutti noto che l’inquinamento della Regione Emilia Romagna “dipende in buona parte dall’inquinamento su larga scala tipico della pianura padana…. e di conseguenza le misure di riduzione delle emissioni inquinanti applicate sul territorio dell’Emilia Romagna possono agire solo in parte sul fondo a grande scala”, appare inevitabile un’amarissima considerazione.
Non solo la nostra Amministrazione regionale, con il tanto decantato Piano Aria Integrato Regionale, mancherà con tutta probabilità gli obbiettivi di tutela della salute pubblica, ma l’unico risultato certo che conseguirà con le misure restrittive, sarà quello di compromettere l’attività di molte imprese produttive della nostra regione, nonché rendere sempre più difficile la vita delle imprese del terziario, operanti nei centri abitati.